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Una Casa Ai Tempi del covid-19 (meglio conosciuto come Coronavirus)

E’ il 14 marzo, è un sabato e siamo in piena emergenza coronavirus.

Lo voglio precisare perché contestualizzare il momento mentre scrivo queste righe è importante per chi magari si troverà a leggere questo articolo quando questa assurda vicenda diventerà un ricordo, ma anche un’esperienza che cambierà ognuno di noi.

Come altri 60 milioni di persone in Italia ci troviamo chiusi nelle nostre case in quarantena.

Trascorriamo ore con il nostro smartphone in mano, ci condividiamo qualunque cosa. WhatsApp lavora senza soluzione di continuità.

Tutti alla ricerca di espedienti su come trascorrere il tempo, in una situazione surreale dove domani sarà domenica e non si proverà quella consueta “ansia da lunedì”.

C’è un’immagine che mi ha colpito nella settimana appena trascorsa, è quella del grafico del crollo della borsa del 18% in una sola seduta. “Bruciati in poche ore 14 mesi di guadagni” scrivono gli analisti.


Su questa drammatica vicenda girano meme e post “Grazie Cristì” quando va bene non si trascende nel volgare.
Ma tutto qui! La noia non ci fa sviluppare altri pensieri. Il momento anche.

Quest’immagine invece ha attivato in me i neuroni silenti.

Inutile dirlo, ho cominciato a “giocare” con i numeri! 

Del resto dobbiamo pur impegnare questo tempo, no?

Prendiamo 2 dati:

Il 9 febbraio 2020 l’indice FTSE MIB era di 25.477 punti base

Il 12 marzo 2020, sempre lo stesso indice segnava 14.894 punti.

Se ho fatto bene i miei calcoli in un mese è stata registrata una perdita di valore superiore al 40%.


Per dirla semplice è come se il giorno 9 febbraio avessi avuto in tasca 100 euro, ed il giorno 12 marzo 60 euro. Ma i 40 euro non sono mai uscita dalla mia tasca.

Non ho preso neanche un caffè, una pizza, una birra con gli amici.

NULLA! Come li ho spesi?

Effetto sublimazione. PUFF!
Passaggio da stato solido a gassoso in un batter d’occhio e senza trovarmi nulla in cambio se non tanti nuovi neologismi.

Bisogna riavvolgere il nastro di quasi 5 anni per ritrovare il livello di questo disastro. (foto 2)

Quindi fammi capire, risparmio per 5 anni, arriva un giorno dove penso di avere una buona disponibilità. Dopo un mese sono al punto di partenza di 5 anni fa…

E se con quei soldi avessi comprato una casa? Oggi avrei avuto una casa!

Questo mi ha fatto tornare in mente una storia di famiglia, forse il vero motivo della mia passione per l'immobiliare.

Il mio bis nonno era “signore” benestante e padre di 7 figlie femmine.

Il mio bis nonno ha vissuto entrambe le guerre mondiali per capirci e contestualizzare il momento storico.

Come usanza dei tempi, quando una figlia si sposava si dava una dote.

A questa dote di solito si cominciava a provvedere per tempo, non si aspettava il momento del fatidico “si”.

Quindi il mio bis nonno dovette organizzarsi avendo 7 figlie femmine! Seppur benestante.

Così si attivò per acquistare ad ogni figlia una casa.
Fra quelle 7 sorelle c’era anche mia nonna.

La figlia più piccola, non aveva nessuna intenzione di sposarsi.

Era la classica “ribelle” che statisticamente ti può capitare in famiglia, soprattutto se ne hai 7. Che dite?

Non aveva nessuna intenzione di maritarsi.

Tutt’altro, le piaceva la mondanità e godersi la vita.

Chiese al padre, di avere in contanti la cifra destinata all’acquisto della casa a lei destinata.

Il mio bis nonno acconsentì, e se pensate ai tempi anteguerra, capirete che immane concessione fu.

Subito dopo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale!
Quell’evento imponderabile ed imprevedibile nelle nostre pianificazioni, esattamente come la pandemia che stiamo vivendo.

Risultato?
Alla fine della guerra le 6 sorelle avevano comunque una casa sulla testa, la piccola ribelle invece con i soldi ricevuti dal padre per acquistare una casa (era il 1946) si comprò un’impermeabile per ripararsi dal freddo.

Qui il collegamento con il grafico della borsa.

Questa storia di famiglia ha sempre guidato le decisioni di investimento in famiglia, considerando sempre il mattone come elemento imprescindibile in ogni asset di risparmio.  

“Una casa è sempre una casa!” è sempre stato un mantra.

Questa posizione negli ultimi anni è venuta sempre meno.

I tempi sono cambiati, non è più come una volta… ma una cosa la penso: se il 19 febbraio avevo una casa, l’avrei avuta anche l’11 marzo.

Quindi penso che i corsi e ricorsi storici devono portarci a concepire che anche se oggi viviamo l’epoca della share economy, dove le nuove generazioni non vogliono legarsi ad un luogo, resta sempre un asset.

Sapete in famiglia cosa mi dicono “gli anziani” quando espongo questi concetti?
“Beh, te l’affitti e te la vai a prendere dove vuoi tu. Ma hai sempre una casa”.
Sembra tutto così terribilmente semplice e logico!

Forse oggi è il momento di rispolverare i vecchi adagi, e forse di comunicarli per essere consapevoli che investire in una casa è il modo migliore per non veder sgretolati i propri sacrifici.

E’ solo un mio pensiero “da quarentena”, ma se qualcuno ha qualche riflessione in merito sarebbe gradita per un confronto.

A presto